Iron Maiden: “Killers” (1981)

19 09 2008

Titolo: Killers
Autore: Iron Maiden
Anno: 1981
Best Songs: The Ides Of March, Genghis Khan, Prodigal Son
Voto: 8
Arriva Adrian Smith. Nel ’95 viene pubblicata una seconda edizione contenente anche il brano “Twilight Zone”

Quando si parla di Iron Maiden bisogna dapprima piantare dei paletti, delle fondamenta, dei punti di riferimento che inquadrino la scena del momento. Siamo nel 1981 e gli Iron Maiden sono al secondo album, dopo il primo album omonimo che riscosse un grandioso successo. Quest’album sarà l’ultimo del grande Paul Di Anno, ma il primo per Adrian Smith. Con la copertina di Derek Riggs, sotto la guida del solito Steve Harris, gli Iron confermano il loro stile. Quest’album non avrà “l’enorme” successo del primo, ma lo considero il migliore di tutti (per quanto sia possibile effettuarne il paragone).

1- The Ides Of March
Indice di amore eterno per le chitarre, questo brano apre l’album con armonizzazioni e assoli, come a dire “Ben ritrovati, siamo sempre noi: gli Iron Maiden!”. Un pezzo di un minuto e 45 circa che esalta la vena heavy metal anni 80 della band e le sensazioni mal celate di un epico classico.

2- Wrathchild
Brano che parla di un giovane e triste rampollo di una famiglia nobile che vive con rabbia la sua vita, non avendo mai conosciuto suo padre [fonte wikipedia], è un esaltante e divertente brano, senza molte variazioni e molto spensierata nel sound e nello svolgimento. Non il massimo per aprire un album, ma gli Iron Maiden sanno che come seconda traccia, dopo “The Ides of March” andava messa una canzone “alla Iron”. E così i fans non rimasero delusi

3- Murders In The Rue Morgue
Si basa su un’omonima novella dello scrittore Edgar Allan Poe, che tratta di un fuggitivo ricercato ingiustamente per il cruento omicidio di una ragazza e di sua madre [fonte Wikipedia]. Effettivamente si tratta di un brano più saltante, con stoppati e riff tipici delle sonorità della band. Bello il ritornello cantato all’unisono con la chitarra e belli i cambi di stile.

4- Another Life
L’inizio esaltante, anticipato da una batteria e da una chitarra grezza, è davvero emozionante: un tap veloce e semplice, una introduzione alla strofa, ed eccovi un bel cocktail by Iron Maiden. Cavalcante a tratti, esaltante nell’assolo che assume una velocità di gran lunga distaccata rispetto alle tempistiche che la canzone aveva assunto fino a quel momento. Sbalorditivo Steve Harris, che si diverte con le sue quattro corde.

5- Gengis Khan
La strumentale dell’album (un topic direi ormai degli Iron Maiden, dopo Transylvania nell’album precedente), pur avendo originariamente un testo, viene preferita così. E non gli darei tutti i torti. Cambi di tempo, chitarre armonizzate, riff accattivanti, la vena epica immortale, giri di note che solo gli iron sanno fare sulla stessa base. Grandioso il cambiamento a 1°45′ circa dall’inizio: un tipico esercizio da chitarra. ESEMPLARE. E poi vai con accenni di assolo, con eco e armonizzazioni. Bellissima.

6- Innocent Exile
Un inizio un pò difficile da accogliere benevolmente ad un primo ascolto, questo brano richiama un genere un pò più rock’n'roll, o forse, per correggermi, un pò più metal anni ’70, qualcosa di già fatto, seguendo un cambio di accordi quasi banale assieme ad una voce che non sa creare davvero molto sulla linea vocale. Un assolo sporco, blueseggiato, semplice e breve, prima della variazione del cantato. Mica tanto…
Un brano mediocre, a detta di un fan sfegatato della band. Ah, ma… ecco.. si: c’è un assolo che salva tutto! Briosità, velocità, innovazione, sound, scale! Fiù, si è salvato il brano. Non che cerchi necessariamente un assolo in una canzone, ma ci voleva qualcosa di innovativo a distaccarsi da quelle sonorità molto Led Zeppelin che spuntano come funghi per tutta la canzone.

7- Killers
Inizio a cardiopalma. Semplice. D’impatto. Già “Killers” parte nei migliori dei modi. Poi un accenno di partenza, una finta, poi l’arrivo delle chitarre, la loro presentazione, la loro introduzione, scale di note a calare, riff armonizzato e uno stoppato cavalcato per la strofa: eccovi il primo minuto e mezzo della canzone. Sensazionale brano, innovativo. Quì gli Iron Maiden trionfano, tranne che per l’ovvio testo: un assassino che uccide la sua vittima. Musicalmente un capolavoro degli Iron.

8- Prodigal Son
Quasi una ballata, quasi una canzone col cuore, una di quelle canzoni che non hanno dato fama agli Iron Maiden, ma una grande canzone. Giro di basso colorito, cambio di accordi divertente, una linea vocale da pelle d’oca a mio parere e, soprattutto, uno dei più bei assoli che abbia mai ascoltato. Davvero trionfale, emozionante, sentito nel senso inglese del termine feelin’. Un brano da avere sicuramente tra i preferiti. Raccomando, nuovamente, l’ascolto dell’assolo!

9- Purgatory
Inizio niente male per un’armonizzazione abbastanza ovvia della band. Una linea vocale un pò poco libera. Esaltante alla Iron Maiden, ma non di enorme impatto. Bello il ritornello, voce e chitarra, su una base che si distacca dalla strofa. Bello il cambiamento nella seconda parte della canzone, con chitarra e voce che sembrano quasi dialogare

10- Drifter
Un brano Iron Maiden, con il basso che si diverte alquanto, il solito Harris, che danno, ahimè, un impronta un pò troppo allegra ad una canzone che in realtà non lo è. Brano tipico, dunque, senza molta innovazione. Ma è questo ciò che un fan cerca da questa band. Bello il cambiamento di tempo su uno pseudo-assolo accompagnato dalla voce ululante. L’ultimo ululo di Paul Di Anno. Carina la scala in ascesa per ritornare a quello che era il quadro della canzone all’inizio.








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